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SISTEMI DI TRAGUARDAZIONE ESPOSIMETRICA Vorrei dare inizio, con questo contributo, a una serie di interventi teorici della "soffitta", tesi a trattare di questioni tecniche connesse sia con la ripresa sia con la proiezione. Si tratterà, in qualche caso, di relazioni aventi per oggetto la disanima di soluzioni tecniche (anche a confronto fra diversi marchi e modelli) relative a varie problematiche della catena di riproduzione cine S/8. In altri casi, si tratterà di soluzioni del tutto teoriche e "originali" (inedite), ovverosia di pure speculazioni - ahimé - su possibili accorgimenti che i costruttori avrebbero forse potuto sviluppare, se la ricerca in questo campo non si fosse esaurita alle esperienze maturate fino a oltre vent'anni fa. Non schede tecniche, quindi, di apparecchi vari come quelle viste fin qui (che pure non mancheranno in un prossimo futuro), bensì osservazioni tecniche di varia natura. Come prima "uscita", vorrei occuparmi dei vari sistemi di lettura TTL ("Through The Lens", ossia attraverso l'ottica) delle cineprese S/8. Vorrei
cominciare da qui perché probabilmente non tutti sanno che,
nell'ambito del TTL, esistono due diversi sistemi di lettura i quali,
in qualche misura, possono influenzare sia la qualità (definizione)
dell'immagine che raggiunge il piano pellicola, sia la quantità
di luce che vi arriva (e quindi, in definitiva, la possibilità
o meno di lavorare a diaframmi più chiusi o con un minor livello
di illuminazione). Ma soprattutto, il "prestigio" dell'apparecchio.
Prima, però, qualche considerazione preliminare. Oltre a questo "sistema a tacche", inizialmente il sistema adottato dalla totalità dei costruttori per la lettura della luce, prevedeva una fotocellula posta nelle immediate vicinanze dell'obiettivo. Vantaggio: semplicità costruttiva. Svantaggi: non sempre (specie con l'uso di obiettivi a focale variabile) la luce che giungeva a queste cellule corrispondeva all'esatta situazione-luce inquadrata dall'obiettivo di ripresa; senza contare che alle volte si correva il rischio di coprirle parzialmente con uno o più dita, semplicemente impugnando la cinepresa. Per cui, nelle macchine delle generazioni successive, e col diffondersi di ottiche zoom via via più spinte, si cominciò a usare una soluzione già sperimentata sulle fotocamere reflex: la lettura TTL. Normalmente,
quando la lettura dell'esposimetro è di questo tipo, nel sistema
di traguardazione di una cinepresa sono necessari non uno, bensì
due deviatori ottici: uno a monte (ossia prima, dal punto di vista
del percorso dei raggi luminosi) del diaframma, per il mirino; e fin
qui niente di strano, in quanto ciò è esattamente quel
che accade solitamente nelle macchine dotate di mirino reflex. Il
secondo deviatore ottico, posto subito dopo il diaframma, serve per
"dirottare" una certa quantità di luce verso la fotocellula,
dato che questa in qualche modo deve pur rendersi conto di quanta
luce arriva alla pellicola. Sembrerebbe niente di particolarmente
"doloroso", ma se guardiamo al problema dal punto di vista
dello sfruttamento massimo della capacità risolvente del S/8,
le cose stanno un po' diversamente, perché un deviatore ottico
in più introduce, seppure in misura minima, una diminuzione
della capacità di trasferimento dei raggi luminosi in tutta
la loro purezza. Si tratta di un aspetto che evidentemente per qualche
costruttore era di importanza non secondaria, tant'è che nelle
Bealieu, progettate per non avere compromessi da questo punto di vista,
grazie all'otturatore a specchio con movimento a ghigliottina, è
stato eliminato persino il deviatore ottico per il mirino: solo così
il 100% della luce può arrivare alternativamente alla pellicola
o al gruppo mirino/cellula esposimetrica. E si tratta del 100% della
luce col 100% della purezza. |
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E
che sia una caratteristica importante è evidente, almeno in teoria:
in uno standard di ripresa che usa un fotogramma di circa 4 x 5 mm di
grandezza, e la cui sensibilità deve necessariamente essere contenuta
(per non "sgranare" troppo l'immagine), ogni singolo elemento
che può concorrere a far guadagnare luce senza inficiare la definizione
è senz'altro il benvenuto.
In definitiva, come "efficienza" nel far arrivare alla pellicola la massima quantità possibile di luce, la Nizo si pone senz'altro ai vertici, preceduta solo dalla Bealieu; è facile verificare in automatismo, e per soggetti di luminosità assolutamente uniforme (per evitare che il confronto sia falsato da differenze di copertura nella lettura esposimentrica, tipo spot, semispot o media), come il sistema esposimetrico della Nizo imposti aperture di diaframma sempre un po' più chiuse di circa mezzo stop rispetto alle altre cineprese - Bealieu a parte - anche se non sempre i valori f/ risultano coerenti in assoluto fra i vari marchi. Meno apprezzabile, invece, il guadagno in termini di definizione, come testimonia il test/match fra una 6080 e una Canon 1014 XL-S (macchina con traguardazione TTL tradizionale, cfr. schema in alto): nel confronto la nipponica sembrerebbe fare perfino un po' meglio della tedesca. Insomma anche in questo caso non è facile dare un giudizio univoco sulla bontà di una soluzione tecnica senza lasciarsi influenzare: sicuramente la tecnica Nizo è più avanzata dei concorrenti e quindi, come si diceva all'inizio, ne aumenta il prestigio. Ma alla prova dei fatti, mediamente le differenze sono difficilmente rilevabili, a meno che non si debba frontaggiare una situazione-luce particolare, di potenziale sottoesposizione. D'altro canto perfino la Leica non si preoccupò di usare deviatori ottici nelle sue Leicina, che pure hanno obiettivo intercambiabile. Una curiosità: nelle Nizo mute di fascia medio alta, come le 561, 800 e 801/Professional, la lettura esposimetrica è in effetti TTL a dispetto di ciò che farebbe sospettare l'ampia finestra posta frontalmente al cabinet subito sopra l'ottica; essa serve solo per far arrivare luce alla scala di indicazione diaframmi in uso, presente nel mirino, e a ospitare una cellula aggiuntiva che funziona con la posa B. Per il resto sono delle TTL a tutti gli effetti. Infine, a compendiare il sistema di traguardazione Nizo, accludo le foto di un ricambio: il gruppo servomotore/diaframma della Nizo 6080, in cui sono visibili anche la maschera mirino e la scala diaframmi. Senz'altro un bel capolavoro di microingegneria, per quei tempi. |
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