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MONTAGGIO
IN SUPER 8 NEL XXI SECOLO
Vista la recente ondata di domande concernenti questioni pratiche di rilevanza immediata, a cui solo in parte (per la vastità di certi argomenti) si è potuto finora dare risposta, ho accettato la proposta fattami qualche mese fa da Fabrizio Mosca, apprezzato forumista a tutti noto, di scrivere qualche nota sul montaggio. Per cui in questo articolo tratterò essenzialmente di come è fatta una moviola per il S/8, parte fondamentale dell'attrezzatura per il montaggio, e di quali tecniche ho attuato in passato per il montaggio dei miei film. L'importanza di una moviola per montare il S/8 potrebbe non essere scontata per un neofita: questi, infatti, come credevo anch'io quando cominciai all'età di 12 anni, potrebbe pensare che vada benissimo lo stesso proiettore. Invece no, assolutamente: per un montaggio serio, che implica ore e ore di passaggi dei preziosi spezzoni da montare, non userei neppure il proiettore più da battaglia del mercato. Il perché è dovuto principalmente a due motivazioni: innanzitutto il proiettore è progettato per un funzionamento di tipo "esecutivo": ossia ci si proietta il film (già completato) e, tutt'al più, lo si usa per sonorizzare; mandarlo in marcia avanti per poi arrestarlo, tornare indietro alla ricerca affannosa di quel certo fotogramma è impresa improba, anche avendo uno schermo-visore per luce diurna. Non bisogna dimenticare, infatti, che essenzialmente durante il montaggio la prima cosa da fare è selezionare le inquadrature buone, e poi stabilire con cura i punti di ingresso e uscita per il successivo incollaggio dei vari spezzoni. Usando un proiettore a questo scopo, si rischia seriamente di accorciarne la vita, martoriando leveraggi, motore, cinghie e quant'altro si possa annoverare fra gli organi di trazione. Vista l'attuale penuria di pezzi di ricambio e di manodopera specializzata (spesso oltre confine, segnatamente in Germania), mi pare il caso di adottare tutte le cautele possibili per allungare la vita dei vari apparecchi necessari per realizzare film in S/8. La seconda ragione
è ancora più importante: quando si monta un film, le
giunture potrebbero essere fatte in modo non ancora definitivo e disfarsi
con tutto lo "stop&go" e l'avanti-indietro di cui sopra. Le moviole, anche
le più semplici, evitano tutti i problemi citati. Di base una
tipica moviola consta di uno schermo (fresnel o vetro smerigliato)
sul quale viene retroproiettata un'immagine rinviata dalla pellicola
attraverso una serie di specchi. Quando si sceglie una moviola è
preferibile che abbia lo schermo non troppo piccolo, diciamo almeno
come una stampa fotografica 10x15: più piccolo, creerà
problemi nel capire se l'inquadratura è a fuoco o no, vista
l'intrinseca bassa qualità di questi apparati.
Ovviamente sarà
un po' difficile all'inizio far scorrere il film in modo costante
per conoscere l'esatta durata di ogni inquadratura, ma in ciò
può essere d'aiuto il proiettore stesso, oppure un misuratore
di lunghezza film graduato in fotogrammi e secondi, da incollare sul
bordo del tavolo dove poggia la moviola. Inoltre molte moviole possono
montare un accessorio che conta i fotogrammi. Pellicola e prisma sono allineati con una sorgente di luce, solitamente una lampadina da 6V/10 W dotata di condensatore a due elementi, per aumentare un po' la scarsa definizione. Vi sono però modelli che montano lampade alogene a spillo (senza specchio dicroico), e talvolta è possibile trasformare le prime per poter utilizzare le alogene. Infine quasi tutte sono dotate di un punzone, una specie di piccolo artiglio che, agendo su un pulsante, effettua un piccolo foro sul bordo della pellicola, cosa che aiuta a rintracciare il fotogramma in corrispondenza del quale effettuare il taglio. Con quelle che sono sprovviste di punzone, si farà ricorso a un "china marker", una speciale matita grassa, di colore bianco o giallo, i cui segni, a montaggio ultimato, possono essere rimossi senza problemi con un liquido puliscipellicola.
Queste le caratteristiche di base di qualsiasi moviola, realizzate, all'epoca d'oro del S/8, da svariati costruttori, come, tanto per citare i più famosi, Hahnel, Prestinox, Muray, Braun, ecc., ma ovviamente anche qui i fabbricanti si sbizzarrirono nel proporre varianti ecc.: ad esempio non sono rare le moviole motorizzate, spesso dotate di un variatore di velocità mediante potenziometro, la cui escursione può arrivare anche a coprire la gamma da 2 a 40 fps e tutte le cadenze intermedie; poi ci sono quelle sonore tanto per la sola lettura delle pellicole preregistrate (invero oggi abbastanza inutili), quanto anche per la registrazione, come la mitica e rarissima Goko RM 8008 o la Bauer F50 (di produzione Goko). Fra gli accessori che più o meno tutte potevano utlizzare, oltre al già citato contafotogrammi, vanno annoverati il pulisci film (invero per temerari) e il blocco con la testina sonora per il quale valgono, a maggior ragione, le considerazioni già fatte. In sostanza per cominciare, è senz'altro sufficiente procurarsi una moviola pulita e che non graffi la pellicola, con uno schermo possibilmente decente e che non crei troppo sfarfallio; una capacità dei bracci portabobine di 120-180 m è più che sufficiente. Un oggetto di questo tipo spesso viene regalato da chi ci vende il proiettore, magari acquistato in blocco con la cinepresa. Se si cerca qualcosa di più, come i modelli citati, occorre, invece, armarsi di santa pazienza e di un discreto gruzzolo. L'ovvio complemento della moviola è la giuntarice, ma di questa si è già parlato in un contributo di qualche tempo fa. Per cui a questo punto mi soffermerei su
Ok, dopo mesi
di ricerche siamo riusciti a procurarci tutto il necessario per realizzare
il fatidico montaggio: le tre bobinette inviate allo sviluppo, dopo
la prima visione "grezza", riposano in un cassetto da settimane,
per cui è ora di metterci mano. Ma prima potrebbe arrivare
una domanda che, in piena era digitale, non sarebbe affatto fuori
posto: perché montare un S/8 "a mano" con tutti i
rischi a cui brevemente si è fatto cenno? Non sarebbe molto
più pratico, veloce e sicuro montare il girato al computer? Ovviamente, dopo il telecinema si deve avere a disposizione un computer in grado di effettuare montaggi A/V, altrimenti si deve mettere in conto anche il costo per lo studio di montaggio. Insomma lavorare in elettronico può risultare molto più costoso che lavorare direttamente in S/8, per cui l'esborso iniziale dovuto all'acquisto di pellicola vergine, se impressionata oculatamente, viene compensato dall'economicità del montare a casa, quando il rinunciare alle innumerevoli possibilità dell'elettronica non rappresenti un problema. Ma c'è una considerazione ulteriore e tutt'altro che "pragmatica" come questa per scegliere di montare tradizionalmente: il piacere che si prova vedendo fisicamente, materialmente, l'opera che si era immaginata, prendere forma fra le proprie mani. Per cui tutte le volte che posso, preferisco montare così e con ciò credo di aver risposto alla domanda di cui sopra. A questo punto vediamo praticamente come operare, con una precisazione: il mio è solo uno dei modi possibili e non pretendo certamente che sia il migliore o il più comodo: semplicemente io mi ci trovo bene e ho pensato di condividere con gli altri forumisti questo mio "modus operandi", perlomeno con coloro che sono interessati alla produzione. Dando per scontato
che il materiale grezzo sia stato visionato con un buon proiettore
già un paio di volte e se ne abbia familiarità, è
il caso di visionare ogni bobina alla moviola e prendere appunti su
ciò che va bene e ciò che non funziona nella varie inquadrature.
Ovviamente questo ha un senso se si è girato almeno con un
rapporto di 1:2 ossia preventivando almeno due "ciak" per
ogni inquadratura da realizzare: dei due, a questo punto, bisognerà
sceglierne uno da utilizzare effettivamente. Altrimenti si può
saltare direttamente alla fase successiva che consiste nel ricercare,
per sommi capi, i punti di in e out di ciascuna inquadratura. Quindi
si è pronti per smembrare le bobinette dello sviluppo in spezzoni
da organizzare secondo il filo logico e coerente che ci si era dati
al momento della pianificazione delle riprese, senza però essere
rigidi al punto da non concepire/accettare possibili varianti: dopotutto
il montaggio è anche, anzi soprattutto, un momento creativo
che può - volendolo - condizionare enormemente l'estetica del
film completato. In altre parole non va visto solo come una fase lavorativa
in cui si rimettono insieme i vari pezzi e si fa piazza pulita del
materiale venuto fuori male (scene mosse, sfocate ecc.): questo non
è che il primo momento, come abbiamo visto! Durante il montaggio
vero e proprio niente può impedirmi di inventarmi nuove soluzioni
o mascherare un'inquadratura venuta male, magari facendo ricorso a
un inserto. Insomma le possibilità sono infinite e guardare
un buon film con un occhio critico focalizzato su questi aspetti può
insegnare molto.
Terminato il premontaggio
della sequenza, aggiungo abbondanti code in testa e
in coda,
e poi passo il tutto in moviola senza fermarmi, per controllare di
non aver compiuto errori dal punto di vista logico-narrativo. Naturalmente
il premontato così ottenuto è ancora molto provvisorio,
nel senso che ogni stacco va rifinito, dato che ciascuna inquadratura
"entra" almeno un paio di fotogrammi prima del desiderabile
ed esce anche molto dopo ciò che sarebbe l'ideale. Si tratta,
quindi, di cominciare a "sforbiciare" qua e là in
modo da avere un fluire del film senza "scossoni", a meno
che non sia proprio quello l'effetto desiderato. È ovvio che
le possibilità sono tali e tante, e perdipiù condizionate
dal gusto e dall'estetica personali, che qui sarà possibile
dare solo alcune indicazioni di massima, valide sia per film a carattere
documentaristico, sia per lavori di "fiction", come si ama
dire oggi. Tornando al nostro piccolo tavolo di montaggio, spero si sia compresa l'importanza del lavoro che, a questo punto, andremo a compiere. In questa fase si deve capire esattamente dove deve entrare e dove deve terminare ogni singola inquadratura, eliminando tutto ciò che non è necessario, negli spezzoni precedentemente selezionati e assemblati. Siccome durante questa lavoro potrebbe venirvi voglia di variare la posizione di qualche inquadratura, il mio consiglio è, per adesso, di limitarsi a segnare a matita i punti di attacco e di uscita precisi sulla pellicola. Solo quando saremo assoluamente certi delle scelte operate e del modo in cui tutto il materiale è stato organizzato, si procederà all'incollaggio definitivo di ogni stacco. Questo perché, come già detto in precedenza, le giuntatrici a liquido, a seconda del tipo, causano la perdita di almeno un fotogramma (quello in entrata se lo "scalino" è a salire; quello in uscita se lo scalino è a scendere, osservando il film dal lato del supporto, quello lucido). Una volta "stretta"
nel montaggio, la pellicola è pronta per essere ripulita da
macchie, tracce di polvere (ci sono sempre, anche se si è maniaci
del pulito) e di matita grassa: due o tre passaggi in un panno morbido
impregnato di benzina pura (in vendita in farmacia) e il film è
pronto per accogliere la pista magnetica per la successiva sonorizzazione.
Sconsigliato l'uso di soluzioni con vaselina e altri lubrificanti
che potrebbero compromettere seriamente la tenuta della pista magnetica;
solo dopo la sua applicazione si potrà (e anzi è raccomandabile)
trattare la pellicola con uno dei vari sistemi più volte proposti
in passato in questo forum.
Fin qui mi sono
occupato di un semplice montaggio di un film non necessariamente breve,
ma comunque privo o quasi di suono dal vivo, in ogni caso senza sincro-labiale:
un film da sonorizzare dopo il montaggio con un commento musicale
e una voce fuori campo, in modo essenziale ma già molto efficace
e di gran soddisfazione, specie se l'audio è stereo. È cosa
nota che nel cinema professionale il sonoro è di fatto registrato
separatamente dalla pellicola, alla quale esso viene riunito a formare
un solo supporto solo in fase di stampa delle copie di distribuzione,
dato che fino a quel momento la colonna "scena" e la colonna
sonora vengono tenute fisicamente separate. Un tempo si usavano i
"Nagra", oggi si usano i DAT, ma sostanzialmente il principio
è rimasto immutato. Il sincronismo fra le due colonne è
dato da vari sistemi al quarzo e codici SMPTE. Nel S/8, fintanto che
dobbiamo registrare l'audio in diretta, nulla ci vieta di utilizzare
proficuamente un Minidisc Sony, un DAT portatile (per chi può
permetterselo) o, al limite una videocamera VHS-C, Hi-8 o MiniDV,
purché dotate di audio di buon livello (la precisazione ovviamente
vale solo per la prima famiglia). Se questa metodologia
non dovesse piacere (e la cosa non mi stupirebbe), l'elettronica viene
di nuovo in nostro aiuto. Facendo un trasferimento casalingo del film
montato e acquisendolo su computer, si può creare lì
tutta la colonna sonora, integrando musiche, voci off e audio dal
vivo, mediante opportuno "resolving" ossia risincronizzazione
tramite vari applicativi che altri qui conoscono meglio di me (mi
viene in mente "Pro Tools" che consente di "stirare"
o "accorciare" un clip audio senza variarne la timbrica,
se non ricordo male). Alla fine sarà possibile ritrasferire
l'audio sulla pellicola pistata col sistema descritto in un precedente
articolo, il già citato "My Way". Questo secondo
sistema richiede un certo impegno economico, per cui è consigliabile
solo se si prevede di fare un uso massiccio del sincro-labiale. In conclusione
non escludo che, in funzione di particolari esigenze e/o attrezzature
(le quali possono talvolta limitare le possibilità piuttosto
che espanderle), altri escogitino altri sistemi ugualmente validi
o anche più pratici dei miei. Qui l'intento era quello di offrire
un excursus di possibilità e spero che la cosa possa tornare
utile a qualcuno che ha avuto la pazienza e l'interesse di arrivare
fino in fondo. Aggiungo solo che spesso è più difficile
descrivere una procedura che attuarla e di questo bisogna tenere conto. Ciao a tutti
e alla prossima. |