Incontro con Ugo64; Prova su strada dell'ELMO GS1200
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Oggi, nello spazio de "La soffitta", è venuto a trovarmi un caro amico, già molto noto ai più, per la sua approfondita conoscenza dell'Elmo GS 1200: si tratta di Ugo, anche conosciuto sul forum come Ugo64, e durante questa lunga chiacchierata, mi aiuterà a familiarizzare con questa macchina che sto imparando a conoscere. Ugo,
secondo te quand'è che la Elmo cominciò a pensare a
un proiettore come questo? Come
nacque l'idea di una macchina così fuori dagli schemi rispetto
a quanto si era visto sino ad allora? Già
da queste frasi traspare una "malcelata" ammirazione per
questa macchina: pensi di riuscire a mantenere il distacco che in
generale ci si aspetta quando si parla ad altri di un apparecchio,
specie in una sede come questa? Ho
capito; quindi toccherà a me fare un po' - come dire? - l'avvocato
del diavolo, in modo che il lettore possa separare l'amore dai fatti.
Non sarà facile, temo (piace tanto anche a me)... Ecco, per
cominciare, potresti darci qualche numero sull'Elmo? Leggendo
svariati post sui diversi forum che frequenti, hai parlato di aggiornamenti
di questa macchina da parte della Elmo. Puoi riassumercene le declinazioni?
Si
possono vedere i due rocchetti dentati per il trascinamento, il gruppo
testine/cellula fotoelettrica per il suono ottico, il canale per convogliare
la pellicola alla bobina ricevitrice, il vano lanterna (particolarmente
capiente). In particolare quest'ultimo elemento è degno di
nota: tale vano, infatti, è decisamente sovradimensionato;
se si tiene in conto anche la grande potenza della ventola per il
raffreddamento, si capisce subito che la macchina era stata progettata
per accogliere una lampada a scarica. La versione alogena può,
invero, essere considerata una versione "depotenziata" rispetto
alle specifiche originali (ed infatti la Elmo nei primi anni '80 mise
in commercio la versione Xenon; nella foto 2 il vano lanterna di tale
versione).
Il
GS1200 è stato oggetto di alcune migliorie anche dopo la sua
entrata in produzione. E' possibile individuare almeno due serie (secondo
alcuni, tre). La prima serie si caratterizza per un percorso pellicola
simile a quello del suo predecessore, l'ST1200, ove il ricciolo inferiore
è "estroflesso", sporge cioè in direzione
dell'obiettivo (vedi foto 3);
l'otturatore
ha pale di 50° gradi di apertura ognuna: i circuiti di sincronizzazione
funzionano solo a 18 ft/s. Queste prime versioni, infine, hanno un
punto sulle manopole di regolazione dell'audio per marcare la posizione
delle manopole stesse.
le manopole diventano contrassegnate da un trattino (in fig. 5 le manopole della prima serie).
Un
passo indietro è, invece, rappresentato dall'uso di un otturatore
con pale più larghe (53° contro 50° della versione
precedente). Difficile spiegare le ragione di una scelta così
poco opportuna; possiamo, però, fare un'ipotesi. Il GS1200
è stato commercializzato, per i primi due anni, nella sola
versione alogena. La versione Xenon si è aggiunta successivamente.
E' ragionevole supporre che i tecnici Elmo, per attenuare l'emissione
luminosa, e dunque il surriscaldamento della pellicola provocato dalla
più potente lampada, abbiano deciso di aumentare le dimensioni
dell'otturatore; nello stesso tempo, per economie produttive, abbiano
deciso di unificare l'assemblaggio della sezione meccanica sì
che la versione alogena e quella Xenon finirono con l'impiegare il
medesimo otturatore. Necessario al mantenimento delle temperature
nella macchina più potente; sovrabbondante nel proiettore alogeno. 2)
Aprendo il coperchio posteriore si ha modo di osservare, tra l'altro,
i quattro motori, il fulcro della griffa, la scheda madre col finale
di potenza (l'ottimo e tuttora disponibile STK 439), la scheda per
la sincronizzazione della macchina ad una sorgente esterna o ad un
segnale quarzato, e, sulla destra del motore del braccio anteriore,
i trimmers per il controllo dei motori di avvolgimento (vedi foto
6 e 7).
Sebbene
la macchina possa, a prima vista, incutere timore, è in realtà
assai più semplice da manutenere di quanto appaia. Nella foto
8 sono evidenziate le viti da rimuovere e le prese da disconnettere
per asportare la scheda madre e la scheda di sincronizzazione.
La
foto 9 mostra il proiettore dopo la rimozione del sottotelaio che
ospita l'eccentrico, la griffa, l'otturatore, il piatto ed il portaobiettivo.
Nelle foto 10 e 12 sono visibili il sottotelaio medesimo e di seguito
alcune griffe.
In
effetti incute un certo reverenziale timore anche a me che ormai ho
una certa esperienza, pur se solo da autodidatta. Questo
fa piacere saperlo. Ma ce l'avrà pure qualche difettuccio,
questo capolavoro. Anticipami qualcosa, tanto prima a o poi finirei
per scoprirlo comunque....
Quando il beccuccio è nuovo, non v'è alcun rischio per il film, ma non appena questo inizia a scavarsi una sua sede nella plastica, si producono dei graffi davvero profondi, dapprima sui bordi del fotogramma e poi, via via, su tutta la superficie di questo. Invero,
anche il forma ricciolo e la copertura fissa del primo rocchetto possono,
alla lunga, graffiare la pellicola. Per quanto riguarda il forma ricciolo
ciò può accadere se i denti del rocchetto non sono collocati
nella posizione corretta rispetto al movimento della griffa, di modo
che in fase di caricamento si forma un ricciolo troppo ampio che urta
contro il fulcro del forma ricciolo. D'altra parte se tale regolazione
è correttamente eseguita, tutta la pressione della pellicola
sarà scaricata sulla parte superiore della copertura del rocchetto:
anche l'usura di tale punto di contatto può determinare, nel
tempo, la produzione di graffi sul film. Due sono le soluzioni possibili:
o si regola, volutamente, il rocchetto, in modo che la pellicola insista
sul fulcro del forma ricciolo, per poi rafforzare il punto di contatto
(così come visibile nella foto 13),
oppure
si modifica la copertura del rocchetto così come fatto da un
proiezionista americano (foto 14 e 15).
Deve
però sottolinearsi che queste parti diventano così usurate
da graffiare la pellicola solo dopo molte centinaia di ore di lavoro. Il terzo punto "pericoloso" è nei pressi della boccola che comanda l'interruttore per l'apertura dei forma riccioli. Se la posizione della boccola è mal regolata, questa indietreggia eccessivamente e consente al film di strisciare sul profilo del canale convogliatore. Per risolvere il problema basta smontare l'intero canale (tenuto in sede da tre viti) e regolare, con una tenaglia, il piede di appoggio del braccetto che ospita la boccola (foto 17). Veniamo
ora alle indicazioni per migliorare le prestazioni di questa macchina,
dopo aver eliminato i suoi punti deboli. Immagino che uno che in genere
proietta film commerciali non abbia bisogno dei 18 fps e possa di
conseguenza, fare a meno di una pala dell'otturatore. Sostituirlo
è complicato?
Configurazione
originale (otturatore a tre pale da 53° ognuna) - obiettivo 1.1 II scatto: 270 lux (300 lux ) Configurazione
modificata (otturatore a due pale da 45° ognuna)
Ma
la Elmo era fra le poche case al mondo (assieme a Sankyo, Eumig e
Schneider) a produrre un obiettivo con luminosità di 1.0. Cosa
ci puoi dire al riguardo? Bene,
allora adesso lo proviamo (slurp, slurp). Se sei d'accordo, avrei
preparato questo "menù": come antipasto facciamo
qualche minuto di RP 32 della SMPTE (cfr. articolo in archivio), poi
la copia Derann di Symphony Hour - davvero una stampa di riferimento
- e poi il primo rullo di Alien, sempre in edizione Derann, e non
meno buona della Disney, con l'impegno aggiuntivo dell'uso dell'anamorfico,
potenziale punto debole dell'insieme. Che ne pensi? Ovviamente usiamo
l'1.0...
A questo punto carichiamo il corto Disney. Qui la stabilità dipende in buona misura da come è stata tagliata la pellicola, ma entrambi troviamo che non fa rimpiangere il film di test. Il corto in questione è caratterizzato da quasi totale assenza di grana, per cui si riesce a mettere a fuoco la struttura del colore acquarellato degli sfondi del cartone animato. Ma non si tratta solo di definizione: contrasto e resa luminosa contribuiscono a creare uno spettacolo ai massimi livelli. Infine, con Alien e l'uso dell'aggiuntivo anamorfico si ha in effetti un lieve calo qualitativo, ma molto più contenuto che con altri proiettori: la definizione scende un po' in misura appena percettibile, impercettibile la riduzione della resa luminosa, mentre risulta ancora perfettamente appagante la resa su contrasto e colore, con la quasi totale assenza di aberrazioni cromatiche sui bordi verticali. Qualche
parola sulla qualità dell'audio. Esso è potente e profondo,
con una gamma tonale in REC/PLAY particolarmente estesa e rifinita,
specie sull'estremo acuto: le alte frequenze, sebbene "sovrabbondanti",
non sono quasi mai stridenti (laddove il bias sia stato correttamente
regolato). In più è da segnalare la versatilità
della sezione audio per il controllo tonale: per quanto ne so, questo
è l'unico proiettore mai costruito che non solo ha i potenziometri
del tono separati per gli alti e i bassi, ma ce li ha separati anche
per i due canali. Si tratta davvero di una scelta senza compromessi,
tesa a riequilibrare qualsiasi "incoerenza timbrica" che
si dovesse riscontrare nella resa della pista 2 (notariamente meno
performante) rispetto alla principale. Verosimilmente, però,
questa compensazione era concepita per riprodurre al meglio pellicole
duoplay o stereo incise su altre macchine: infatti l'Elmo GS 1200
è in grado di registrare in modo praticamente identico su entrambe,
senza particolari artifici di pre o post equalizzazione, pur ammettendo
un'oscillazione nel livello di uscita della traccia 2 di più
o meno 3 decibel rispetto alla 1, oscillazione dovuta a tolleranze
nell'applicazione o nella resa della pista magnetica (se ne fa esplicita
menzione nel manuale tecnico). Sono sdoppiati anche i circuiti che
pilotano la premagnetizzazione, per cui si può, per esempio,
incidere in normal rec una delle due piste e contemporaneamente registrare
l'altra in modalità "suono su suono" (parziale cancellazione
di un contenuto pre-registrato). Molto precisi e comodi da leggere
i vu-meter e quasi ridondante la possibilità di collegamenti
in ingresso e uscita. Terminata la proiezione, il riavvolgimento si effettua col motorino ausiliario del braccio debitore: si fissa la coda finale alla bobina e si tira all'infuori una levetta gialla in prossimità della feritoia di introduzione della pellicola: voilà, la bobina riavvolge, ma il motore principale e tutti gli organi meccanici interni restano fermi: davvero bello riavvolgere in questo modo, senza dover pensare che all'interno si sta consumando qualche componente (ma dei vari proiettori che conosco, questo è sicuramente quello che avrebbe meno bisogno di questa particolarità). E veniamo alla prova d'uso per quello che forse è l'impiego in cui risulta più incisiva la versatilità di questo proiettore e la lungimiranza con cui è stato progettato, ossia la sonorizzazione - anzi, più precisamente - il riversamento sonoro da una sorgente sonora a velocità costante (leggi: quarzata), alla pista magnetica della pellicola. In pratica l'operazione che è necessario eseguire quando si ridoppiano in italiano i lungometraggi Derann, o per trasferire l'audio di un proprio film trascritto in video e montato al computer. In questo caso il proiettore deve marciare esattamente alla velocità di 25 fps e avere un impulso di un 25° di secondo per far partire la registrazione. Se il "punto di attacco" è quello giusto, durante il trasferimento si può fare tranquillamente altro che sorvegliare l'operazione; meno che mai è necessario regolare impercettibilmente e in continuazione la velocità di trascinamento del motore, come ero costretto a fare finora. Tutto questo il GS 1200 lo fa da sé, semplicemente con l'aiuto di un sincronizzatore esterno, fabbricato da un brillante ingegnere elettronico tedesco di nome Wolfgang Thuille. Anzi per essere precisi, il sincronizzatore in realtà fornisce semplicemente la frequenza quarzata di riferimento, dopodiché il proiettore "vi si aggrappa" e resta sincronizzato. Ovviamente è anche in grado di far partire la registrazione dopo che la macchina è stata settata in pausa grazie alla tastiera a controllo logico. Per concludere, vista anche la possibilità di lettura ottica, va detto che il GS 1200 è davvero un signor proiettore dalla vocazione universale, sia per l'esecuzione, sia per l'uso come valido "assistente del suono". Personalmente trovo, comunque, che è con questo secondo tipo di utilizzo che la macchina possa essere sfruttata al meglio, visto che questa possibilità è preclusa a quasi tutti gli altri proiettori, con l'esclusione, forse, del Braun Visacustic, la cui resistenza nel tempo, però, non è altrattanto scontata. A
questo punto non mi resta che congedare l'ospite e ringraziarlo per
la sua graditissima visita e per le puntualizzazioni su questo magnifico
proiettore. E soprattutto per le migliorie che non smette mai di sperimentare
e di condividere con tutti noi. E' stato davvero un piacere. Un saluto
a Ugo, e un a presto a tutti i lettori. |